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A CIASCUNO IL SUO

Immagine del redattore: Ferdinando Manconi
Ferdinando Manconi
13 lug 2020
Tempo di lettura: 2 min

No, non ci troviamo tra le pagine dell'indimenticabile romanzo di Sciascia ma all'interno di un gruppo di alberi (di Pini comuni -Pinus pinea- per la precisione) dove ogni individuo merita attenzioni specifiche.


Non conoscere la fisiologia di un albero, così come la sua architettura significa, nella migliore delle ipotesi, dare origine a problemi, spesso anche molto gravi.


Il Pino -tenianolo bene a mente, è un albero particolare, con un comportamento che differisce da quello di molti altri esemplari arborei.


Innanzitutto non sviluppa gemme avventizie o latenti in seguito ai tagli e ciò comporta l'impossibilità da parte della chioma di reagire in maniera compensativa a tagli maldestri: un pino potato energicamente è un pino compromesso.


In secondo luogo non reagisce elasticamente alle sollecitazioni esercitate dai venti ma gli si oppone rigidamente "a muso duro" come un lottatore di sumo; non smorza la forza che gli si oppone flettendosi ma, semmai, fa in modo che l'aria scorra sopra (estradosso) o sotto (intradosso) la chioma scivolandoci sopra.


Dalla figura, sulla quale ho provveduto a sovrapporre artatamente un grafico relativo al flusso aerodinamico, si comprende come l'insieme delle chiome si comportino all'unisono disegnando una sorta di sezione alare (più tozza nella sua porzione opposta al vento, più sfilata in coda).

Non è molto differente da un'ala di aereo e, parimenti, manifesta superfici di portanza e deportanza all'estradosso e all"intradosso.


Durante la potatura è necessario non alterare questa struttura, bensì assecondarla, pena l'alterazione del flusso d'aria e turbolenze con l'insorgenza di nuove sollecitazioni sulla pianta, la quale cercherà di reagire compromettendo, spesso, la stabilità strutturale.


Operiamo, pertanto, una rimonda del secco e l'asportazione di eventuali rami fuori sagoma (purché diametro contenuo). Tutto il resto è, salvo casi particolari, inutile se non dannoso.


Esistono intere pubblicazioni che dissertano autorevolmente sull'argomento a dimostrazione del fatto che operare sulla chioma di un albero non equivale, semplicemente, a "fare legna" come, purtroppo, spesso avviene.


Garantire l'equilibrio di una forma vivente significa rispettare lei e tutti i fruitori del sito sui cui si sviluppano e dimorano. Non dimentichiamolo mai.


Come sono solito affermare con gli arboricoltori con cui collaboro: dopo il taglio non possiamo ritornare indietro. Riflettiamo bene prima di intervenire.

 
 
 

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